Il Museo


Pettorale di Canavaccio

Il MANM è una sintesi della conoscenza storico-archeologica del territorio marchigiano, dalla più antica Preistoria fino alle soglie della romanizzazione, documentata attraverso reperti provenienti esclusivamente da scavi. Per quanto concerne la Civiltà picena, in particolare, il museo conserva la più ricca e prestigiosa raccolta esistente


Storia del Museo

Foto allestimento 1915Il Museo fu istituito nel 1860 come Gabinetto Archeologico della Commissione Regionale dei Monumenti e, in seguito, si mantenne inscindibilmente legato alle attività della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche. Nel 1906 divenne Museo Nazionale per decreto reale, con sede presso l’ex Convento degli Scalzi su cui ora sorge l’ala nuova dell’attuale museo. L’edificio divenne presto inadeguato per il continuo afflusso di reperti provenienti dall’acquisto di collezioni private e per la fortunata serie di scavi condotti dal primo Soprintendente Innocenzo Dall’Osso. 

Così, tra il 1923 e il 1927, il Museo fu trasferito nei locali del Convento di San Francesco alle Scale dove, il 9 ottobre 1927, grazie al lavoro del Soprintendente Giusepe Moretti, venne riaperto al pubblico alla presenza del Re Vittorio Emanuele III. Nel 1932, sotto la guida di Pirro Marconi e con l’intervento del prof. Ugo Rellini, l’opera fu completata con l’istituzione della sezione preistorica.

Durante la seconda guerra mondiale il Museo subì gravissimi danni, a causa dei bombardamenti aerei che colpirono la città di Ancona: parte dei materiali andarono distrutti, altri furono gravemente danneggiati. Al Soprintendente Giovanni Annibaldi si deve la lunga e laboriosa opera di ricognizione, catalogazione e restauro dei reperti superstiti, contestuale alla seconda e ricca stagione di importanti scoperte. Nel 1958 l’Annibaldi riaprì il Museo al pubblico, nella prestigiosa sede del cinquecentesco Palazzo Ferretti.

Ma, in seguito agli eventi sismici che colpirono Ancona nel 1972, il Museo venne nuovamente chiuso per lavori di consolidamento, riaprendo solo nel 1988 con un nuovo progetto di allestimento, coordinato dalla Soprintendente Delia Lollini: furono esposte le testimonianze della civiltà picena e vennero aperte al pubblico le sale relative a Paleolitico, Neolitico, Piceni e Celti. Dalla fine degli anni Novanta, sotto la direzione dell’attuale Soprintendente, furono inaugurate le sezioni dell’Eneolitico (1995) e dell’Età del Bronzo (1997). Con l’apertura di tutte le sezioni previste -romana, medievale e numismatica- il Museo Archeologico Nazionale delle Marche offrirà un panorama storico ricco e completo dell’intera regione.

R. decreto 27 maggio 1906, n. 244, che istituisce in Ancona un R. Museo Archeologico delle Marche

Considerata la convenienza che la città di Ancona sia sede di un Museo archeologico nazionale delle Marche;

Considerato che in quella città già esistono nell’ex convento degli Scalzi raccolte antiquarie di proprietà dello Stato;

Sulla proposta del Nostro Ministro segretario di Stato per la pubblica istruzione;

Abbiamo decretato e decretiamo:

Art. 1-       E’ istituito in Ancona un Museo archeologico nazionale delle Marche.

Art. 2-       Esso sarà formato dalle raccolte di antichità che lo Stato ivi possiede, e dagli oggetti provenienti da doni, da acquisti e dagli scavi che il Governo eseguirà a proprie spese nella provincia di Ancona.

Parpagliolo L., Codice delle antichità e degli oggetti d’arte, Roma 1932-1934, vol. II, pp. 291-292.

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